All'età di dieci anni andavo a scuola con la chiave di casa perché tornavo prima dei miei genitori, che a volte lavoravano fino a tardi. Una sera d'inverno, arrivato davanti alla porta di casa, cercai la chiave senza trovarla. La casa era isolata. Scendeva la notte. Non avevo la chiave. Aspettai davanti alla porta. Un'ora, due ore, tre ore. I miei genitori non tornavano. Iniziai a pensare che non sarebbero mai più tornati. Mi misi a piangere. Mi sentivo molto solo, abbandonato, esiliato, sventurato. Alla fine arrivarono i miei genitori. "Perché piangi? mi chiesero; siccome abbiamo visto che avevi dimenticato la chiave, abbiamo lasciato apposta la porta aperta". Spinsi la porta. Era aperta. Non mi era nemmeno passato per la testa di provare ad aprirla senza la chiave.

Volevo raccontarti questa storia prima di cominciare, per dirti che so che non hai la chiave. Nessuno ha la chiave. Nessuno l'ha mai avuta. La chiave non serve. La porta è aperta. Entra in casa tua.

Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella Editore, Roma 2006

Non si può sottovalutare lo sforzo da compiere, non per inventare una nuova economia, ma per guardare  il mondo in modo diverso. Non si tratta di tecnica, ma di base culturale. Viviamo in un'epoca rara, che ci impone di saper ridefinire il nostro posto nel cosmo, di procedere a un'autoriconfigurazione. Se si tenta di collocare l'ecologia nel registro delle visioni del mondo, si troveranno convergenze solo presso le civiltà animiste, nelle quali il rispetto della natura è interamente dovuto alla superstizione, e non alla conoscenza.

Gilles Clément, L'Alternativa ambiente, Quodilibet, Macerata 2015

L'uomo simbiotico, di cui parla Gilles Clément, è colui in grado idealmente di restituire all'ambiente la totalità di energia che gli sottrae, come l'albero, le cui foglie, prodotte grazie alla energia solare, ritornano al suolo formandone il nutrimento (l'humus). Quale humus potrebbero ottenere le nostre civiltà dalla loro industria, per servire la vita invece di metterla in pericolo? Invece di fissare le sue performance sulla sola base della tecnologia di connessione, egli le stabilisce a partire dalle conoscenze raffinate del funzionamento della vita sulla Terra. La conoscenza della diversità biologica, del suo uso, della sua protezione entro il meccanismo complessivo dell'Evoluzione.

La simbiosi si applica alla interdipendenza assoluta di due esseri o di due sistemi biologicamente connessi. L'umanità dipende interamente dalla diversità ch'essa sfrutta, ma nel corso della sua evoluzione giunge a un punto in cui l'ambiente stesso, dunque la diversità, diviene dipendente dall'umanità. Non è mai stato così urgente trasmettere il sapere di una diversità che non cessiamo di sfruttare, ma della quale ignoriamo quasi tutto.

Per l'uomo simbiotico la conoscenza del vivente - piante, animali, sostrati della vita - coincide con una migliore conoscenza del proprio funzionamento, della propria complessità, della propria diversità culturale. Senza questa combinazione in cui un sapere agisce sull'altro, si tratterebbe solo di questioni da specialisti, garanti di una scienza a tenuta stagna.

 

 

 

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