The Lasting.

L'intervallo e la durata

La Galleria Nazionale d'Arte Moderna, uno dei venti musei autonomi introdotti con la riforma del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha inaugurato il nuovo corso con una mostra incentrata proprio sulla percezione della dimensione temporale, indagata attraverso i lavori di riconosciuti maestri internazionali, dei protagonisti delle scena delle ultime generazioni e di singoli artisti emergenti. L'esposizione, integrata da alcune opere della collezione permanente del museo, coglie la rappresentazione dello scorrere del tempo attraverso differenti declinazioni dei concetti di "durata" e di "intervallo". Una riflessione quanto mai attuale in una epoca in cui la tecnologia e la rete sembrano dilatare il tempo e lo spazio in un continuum infinito, regalando illusioni di ubiquità ed eternità al prezzo di una sottrazione crescente di attenzione al contesto che ci circonda. 

Lo sguardo profondo sostenuto dal pensiero lungo di chi riesce a restituire al tempo la dimensione che gli è propria permette allo spettatore di recuperarne, attraverso l'opera d'arte, il senso più autentico.

La Galleria ha così scandito l'inizio di una fase in cui il contemporaneo ritorna con forza nel museo, in un dialogo che deve di nuovo essere continuo e costante con le realtà alle quali si deve parte della collezione permanente, a cominciare dalla Biennale di Venezia. (Premessa a cura di Dario Franceschini)

"Il presente richiede ascolto, cura, consapevolezza". La direttrice, Cristiana Collu, afferma di essere stata in ascolto, scegliendo un certo silenzio carico di forza, provando ad accordare gli strumenti prima di iniziare a suonare. Ha iniziato da dentro, dall'architettura e dalla luce: un discorso sul tempo, sull'idea della durata e della persistenza. cercando di sfidare il monopolio della cronologia e la possibilità di passare a contrappelo la storia, secondo le parole di W. Benjamin.

Ricorda Francesco Piccolo che Mircea Eliade divide il tempo storico, legato all'agire umano, dal Grande Tempo, legato ai cicli cosmici. Il primo è definito come l'irrealtà del vivere quotidiano; il secondo come realtà dell'eternità. E quindi sostiene che l'uomo, per trasformare l'irreale in reale, ha solo u mezzo: ritualizzare la vita quotidiana.

Come afferma M. Yourcenar, l'artista porta a termine il suo lavoro, ed è solo allora che l'opera si introduce nel tempo dell'uomo. L'opera si affermerà fino in fondo nel suo mutare in spirito e materia, nella inesorabile parabola che contempla sin dall'inizio la sua rovina. L'interrogarsi sulla simultaneità dei livelli temporali iscritti nell'opera, e dunque sul concetto di durata, di tempo sospeso nella formalizzazione del lavoro, poi dilatato nella lettura dell'osservatore.

 

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